Katondo significa “terra rossa”.
La terra rossa dell’Africa, quella che si solleva per strada dopo il passaggio
di un camion, quella che ti sporca le mani e i vestiti, quella che respirano i
bambini dei compound. E’ una delle cose
che mi hanno colpito dell’Africa: quella terra sporca di sangue e di sole che
nei cimiteri si trova in cumuli con appena una targhetta come lapide. Ma
l’Africa non è solo rossa: è un arcobaleno di colori.E’ di tante sfumature di nero, come la pelle dei suoi abitanti, ma è anche bianca smagliante, come i vestiti stesi ad asciugare nelle zone più povere della città e come il sorriso dei bambini. Poi l’Africa è verde come le distese di vegetazione che si perdono all’orizzonte e azzurra come l’acqua dello Zambezi, gialla come le magliette e i vestiti delle donne che camminano per strada con grossi sacchi in equilibrio sulla testa.
C’è un arcobaleno di coriandoli colorati in ogni strada di Lusaka come se un artista con la sua tavolozza avesse voluto nascondere sotto tinte vivaci la povertà, o forse, è la povertà che con i suoi coriandoli nasconde il grigio di un mondo malato.



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