Quando ogni città diventano due
e i riflessi si allungano sul mare,
il rosso del tramonto lascia spazio al buio stellato della notte:
i porti immobili tengono all’ancora le barche,
gli ultimi ritardatari
si affrettano verso casa,
l’acquedotto si traveste da fantasma.
Le luci dei lampioni disegnano
una mappa per i naviganti sperduti
che vanno avanti a fari spenti
e ogni piazzola di sosta è un buon riposo.
I traghetti fanno la spola fra le isole in basso sul mare.
Schiarisce l’orizzonte con i primi lampi di giorno,
i gabbiani si stagliano nel cielo.
Noi, i naviganti, ci stendiamo davanti al mare a guardar nascere il sole
e sulla spiaggia ci addormentiamo, alle prime luce dell’alba.

Ci lasciamo bagnare dagli spruzzi del mare
seduti sugli scogli a guardare il sole tramontare davanti a noi.
E’ solo una sosta, giusto il tempo di immergere i nostri piedi stanchi nell’acqua.
Martin salta di sasso in sasso
in cerca delle conchiglie attaccate alla roccia
e dei granchi che scappano nei tanti nascondigli del mare.
Le onde ribollono nei tagli degli scogli
e a intervalli regolari due onde in sequenza più forti delle altre
ci imperlano il viso di gocce salate
che subito asciugano negli ultimi raggi del sole basso sull’orizzonte.
Io asciugo le lacrime del mare
che piange ferito quando gli scogli lo ricacciano indietro.
Le ombre dei pescatori gettano le reti prima di andarsene
e i gabbiani si posano sull’acqua, per un momento solo
ad ammirare lo spettacolo del tramonto.
Noi dagli scogli applaudiamo quando il sole scende sotto al mare.
Siamo pronti a seguirlo al limite della linea del mondo.

Manu.....io ho proprio voglia di abbracciarti...!!! :) Lisa
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